Recoil è il progetto di Alan Charles Wilder, ex membro dei Depeche Mode. Nato il 1° giugno 1959, Alan è un musicista dalla formazione classica ed è un rinomato produttore musicale contemporaneo.

Recoil nasce nel 1986 con un EP sperimentale di due tracce. Intitolato semplicemente ‘1+2’, questa raccolta di demo grezze attirarono l’attenzione del boss della Mute Records, Daniel Miller, e furono pubblicate senza troppa rilevanza come mini-album su vinile 12". Un album, 'Hydrology', seguì subito nel 1988 e alla fine entrambi furono ripubblicati dalla Mute su CD con il nome di 'Hydrology plus 1+2'. Queste prime registrazioni di  Recoil svelarono la posizione di Alan come pioniere nel nuovo ed emergente mondo della tecnologia di campionatura e dimostrò di poter trasformare le sonorità dei Depeche creando qualcosa di completamente nuovo. In quel periodo, Wilder descrisse il progetto come ‘… un antidoto ai Depeche Mode: un modo per alleviare le frustrazioni derivanti dal continuo lavoro su uno stile pop’.

Quasi immediatamente, Wilder si ritrovò di nuovo in studio per registrare quello che sarebbe diventato il più grande album di successo dei Depeche Mode, ‘Violator’.
Solo quando la band si concesse un lungo riposo dopo l’esteso e fortunato ‘World Violation’ tour, Alan potè tornare a lavorare per Recoil – ma non prima di aver accettato di produrre 'Ebbhead', un album per i colleghi di etichetta, Nitzer Ebb. Fu proprio in questo periodo che instaurò una collaborazione con il cantante Douglas McCarthy il quale ricambiò il favore cantando nell’album seguente di Recoil, ‘Bloodline’.

Pubblicato nel 1991, Wilder reclutò per la prima volta delle voci con in aggiunta la collaborazione di Toni Halliday e Moby, i quali lo aiutarono a produrre un album che dimostrò la sua abilità a mescolare lente sonorità colme di deboli paranoie. 'Bloodline' segnò anche il lancio del primo singolo di Recoil, ovvero la cover di una canzone di Alex Harvey, ‘Faith Healer', così come l’innovativa 'Electro Blues For Bukka White', caratterizzata dalla voce del Blues-man White campionata dopo la sua morte, inserita in un contesto post-moderno - un’idea contagiosa in seguito diffusa da altri.

Tra il 1992-93 Wilder riprese in mano i suoi impegni con i Depeche per la registrazione dell’album ‘Songs Of Faith And Devotion’. Pubblicato con un'acclamazione universale, raggiunse la vetta delle classifiche nel Regno Unito, USA, Germania e molti altri paesi. Con delle hit di successo come  ‘I Feel You’,‘Walking In My Shoes’, ‘In Your Room’ e ‘Condemnation’, i Mode iniziarono il loro più avventuroso tour mai visto, che li tenne in viaggio per 15 mesi. Nonostante il gruppo raggiunse l'apice del successo, alcuni aspetti del loro stile di vita cominciavano a renderli stressati e stanchi di tutti e iniziarono a sorgere problemi. Nel giugno del 1995, dopo aver trascorso 14 anni come parte integrale di una delle band più popolari e influenti che il Regno Unito abbia mai prodotto, Alan Wilder prese la più difficoltosa, ma al tempo stesso inevitabile, decisione di lasciare i Depeche Mode.

Libero ormai dagli impegni con il gruppo, Wilder poteva ora focalizzarsi unicamente su Recoil.
Nel Settembre del 1996, iniziò a lavorare nel suo studio personale, 'The Thin Line' frammentando insieme progressivamente i risultati inquietanti che alla fine avrebbero svelato il successivo album di Recoil, ‘Unsound Methods’. Il risultato finale fu più impressionante che mai. Ciò che emergeva sembrava riprendere dal punto in cui ‘Songs Of Faith And Devotion’ cessò. Tra le voci ospiti figurano Maggie Estep, Siobhan Lynch, la ricomparsa di Douglas McCarthy, e Hildia Cambell.
Lo stile di ognuno era unico e aiutò a creare una sorprendente, originale e differente raccolta.  Lo stile più organico di 'Unsound Methods' unì qualsiasi genere musicale immaginabile, dal trip-hop al gospel in tutte le sue forme, portando l'ascoltatore all'apice dell'inquietudine, attraverso paesaggi oscuri e contaminati, il  tremolio di un piano riverberato, melodie seducenti e profondi impulsi elettronici.

Nella primavera del 2000, Recoil diede alla luce 'Liquid' il quale questa volta sfruttò le qualità uniche di artisti della Mute internazionalmente acclamati quali Diamanda Galás, i cantanti Gospel anni '40 dei Golden Gate Jubilee Quartet, insieme al 'parlato' della traccia 'New York' eseguita da Nicole Blackman e Samantha Coerbell.

I giornalisti musicali di tutto il mondo accolsero l'album 'Liquid' con un mucchio di recensioni positive e Wilder fu premiato dal Charles Cros Grand Prix 2000. Stranamente trascinante e davvero sconvolgente, 'Liquid' passa per l'equivalente di un film inquietante. Le sonorità inebrianti di Wilder scatenavano lo stesso oscuro polverone che travolse David Lynch o i Nine Inch Nails, ma dove gli altri possono diffondere il loro messaggio con forza istrionica, il suo tocco è più leggero e tipicamente più subdolo.

Dopo una pausa lunga 5 anni dalla sua ultima registrazione, Alan Wilder torna col suo 5° album studio, intitolato SubHuman e pubblicato a luglio 2007.

In collaborazione con Recoil troviamo il blues-man Joe Richardson, il cui suggestivo stile vocale è complimentato dalle affermate performance con chitarra e armonica. Nato nella Louisiana del Sud, Richardson ha trascorso un anno immerso nella vita più torbida di New Orleans e ha fornito una cronaca unica sul confitto, religione, scarcerazione e battaglie personali.

La cantante inglese Carla Trvaskis, cantautrice a tutti gli effetti, porta una gamma e un controllo espressivi e ha collaborato con artisti differenti quali Fred de Faye (Eurythmics), Cliff Hewitt (Apollo 440) e Dave McDonald (Portishead).

Wilder dice: “Sembra che non abbiamo imparato nulla dalle esperienze passate e il nostro cosiddetto mondo 'civilizzato' è ancora inondato di atrocità personali e globali. Dalle bombe-suicida nel Medio Oriente, alla pulizia etnica nei Balcani; dalle retoriche omofobiche dei predicatori fondamentalisti Cristiani, alle azioni dei governi occidentali impegnati nella loro 'guerra al terrore' "

SubHuman ci chiede di cercare dentro di noi ed estrarre la vera essenza che ci rende umani - e ancora più importante, cosa ci permette di subordinare gli altri, a volte con le conseguenze più brutali. Siamo tutti 'subumani' agli occhi degli altri.

 
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